16 aprile 2020

Amitav Ghosh: "E adesso in India sprechiamo come qui da voi"

Vi segnalo l'intervista concessa da Amitav Ghosh a Edoardo Vigna, pubblicata dal Corriere della Sera il 30 marzo 2020. Amitav Ghosh: «E adesso in India sprechiamo come qui da voi»:

'Ora l’acqua alta non c’è più, e nessuno sembra interessato al problema per trovare una soluzione strutturale. Passata l’ansia, ci si gira dall’altra parte... Forse è umano, ed è un po’ ciò che succede con la crisi climatica. (...) Venezia, in particolare, dovrà accettare di convivere con l’acqua alta e le sue drammatiche conseguenze a lungo termine?
«Non è vero che nessuno parla dell’acqua alta, qui a Venezia. L’altra sera ero a cena in una trattoria, nel sestriere del Castello, e il proprietario mi ha portato a vedere fin dove è arrivata l’acqua a novembre. Per lui, e per tanti altri, è stata una catastrofe, anche dal punto di vista economico. Ma Venezia purtroppo, rappresenta in modo più ampio ciò che chiamo il “derangement”, lo sconvolgimento, il disordine del nostro tempo».

Cosa intende?
«Tutti sappiamo che questa città è una delle vittime potenziali del riscaldamento globale, se non riusciremo a fermarlo. Allo stesso tempo Venezia attira e vuole sempre più turisti, che rappresentano business e lavoro, e permette a gigantesche navi da crociera di arrivare fin nel cuore della città - cosa che considero terrificante per i danni che provoca alla laguna e all’intero ecosistema. Tutto ciò per me va al di là dell’immaginazione. Gli ecosistemi sono fragilissimi, e noi ormai lo sappiamo bene, eppure sembriamo non tenerne conto. Venezia cattura il “derangement” del nostro tempo anche in questo senso. Stavo poi passeggiando vicino alla basilica di Santa Maria della Salute, che è di fatto il più grande memoriale di una catastrofe che esista al mondo...».

Un ex voto alla Madonna eretto nel Seicento dai veneziani per la liberazione dalla peste che aveva decimato la popolazione nel 1630-31...
«Esatto. E pensavo: nessuno mai ha ipotizzato un ex voto contro l’acqua alta. Non siamo neppure capaci di realizzare quale tipo di disastro sta avvenendo al pianeta e a tutti noi. E una delle ragioni per cui accade è che nessuno può attribuirlo a un’entità superiore esterna a noi, a una astratta “Natura”. Siamo noi che lo stiamo causando, noi che lo stiamo facendo a noi stessi».

Lei ha scritto che gli alberi, come altri esseri non umani, parlano. Se la Terra potesse farlo, cosa ci direbbe? (...)
«La Terra ci sta già parlando, e in modo chiaro. Non è solo l’acqua alta, penso agli uragani, ai tornado... Voi dovreste saperlo più di altri. L’Italia è uno dei Paesi più colpiti al mondo dalla crisi climatica. Il vostro ecosistema è estremamente fragile. Guardi la Sicilia: uno degli effetti dei ribaltamenti climatici è che il deserto del Sahara si sta espandendo verso Nord, e forme di siccità colpiscono la vostra isola. L’acqua manca ormai anche nelle città, in più momenti durante la settimana. Ma nessuno ne parla: forse la Sicilia e i suoi problemi sono finiti ai margini del discorso pubblico italiano ed europeo. (...) È avvenuto di nuovo nel 2018 e nel 2019. Penso ai recenti incendi in Australia. In Italia è accaduto lo stesso: sono stato da poco in Puglia, a Lecce ho visto la distruzione degli ulivi per la Xylella. So che non è effetto diretto del climate change, ma in realtà c’è un collegamento. (...) Con l’Illuminismo abbiamo cominciato a pensare alle risorse del pianeta come a cose che usiamo e controlliamo. Oggi è chiaro che non controlliamo noi i combustibili fossili, sono loro che ci controllano: così profondamente connessi con la nostra vita ci manipolano. Nella storia, nella mitologia greca come in quella indiana, l’umanità ha sempre temuto il “drago sotto terra”: ecco cosa sono gli idrocarburi. E quando si sveglia il drago... Da questo deriva il caos in cui ci troviamo».

Lei ha distinto un approccio alle catastrofi climatiche “occidentale” e uno “orientale”.
«Sì, all’inizio del secolo scorso, c’era una differenza sostanziale nell’uso delle risorse naturali, nella gestione dell’economia, nel modo di affrontare i cataclismi. Un esempio per tutti: Gandhi si opponeva strenuamente all’economia industriale. Ma oggi quella distinzione non c’è più. Chi va in India, in Cina o in Estremo Oriente vede l’assoluta convergenza verso il consumismo e lo sfruttamento delle risorse come sono concepiti in Occidente. Il vostro pensiero è dominante in ogni senso. Questo è ciò che più di ogni cosa mi disturba».

In concreto cosa significa?
«Quando ero un bambino, a Calcutta, mi è stato insegnato a non sprecare mai niente. Non potevo uscire da una stanza senza spegnere la luce o il ventilatore. Mai. Sarei stato punito! Era una cosa davvero importante. Ora non c’è niente più di questo. È tutto finito. Gli indiani sprecano proprio come fate voi in Occidente. Elettricità, acqua... tutto. Mi ricordo la prima volta che sono andato in America, 33 anni fa, vedevo tutte quelle macchine per strada, ognuna con una sola persona dentro. Allora, in India era impensabile: in ogni auto c’erano almeno tre, quattro persone! (...) Ingenuamente pensavo: l’India non sarà mai così! Ma se va in qualsiasi città indiana vedrà che sono diventate come quelle americane».

Cosa è accaduto?
«Di base, con la caduta del Muro di Berlino, c’è stato il trionfo del neoliberalismo. E l’ideologia ha pervaso e convertito tutto e tutti. Ha conquistato le menti. Mi correggo: in India come in Cina c’è una parte della popolazione, contadini e fattori, coloro che hanno a che fare con la terra, che ancora hanno un approccio diverso al mondo, e questo vale anche in Italia e altrove. Sono le élites globali che la pensano diversamente. “Il popolo di Davos”. (...) Sono stato invitato a Davos due volte, una quindicina d’anni fa. Ci sono andato soprattutto per curiosità. Mi sono reso conto che le élites del mondo vanno davvero lì per dare un’occhiata nel futuro, cercare di capire i problemi, e stringere mani, perpetuando il proprio ruolo di élite. Ma lì ho capito che davvero non comprendono la vera portata di questo problema. Lo dissi, la seconda volta che ci andai. Non mi invitarono più... (...) La gente che va lì, i supermanager, i tycoon, i primi ministri, hanno una e una sola religione: la “crescita. Non conoscono nulla all’infuori di questa».

E non esiste nessuna possibilità di mettere insieme “crescita” e “ambiente”? (...)
«Ci sono stati molti tentativi di costruire una “crescita green”, ma nessuno mi sembra convincente. L’idea della “decrescita” è più facile da rendere compatibile, ma non vedo come i politici possano prenderla in considerazione. (...) In India come in Italia, un politico che si presentasse a dire: abbiamo avuto tanto, ora accontentiamoci per il bene del Pianeta, verrebbe bocciato». (...)

In fondo, se è già difficile portare i temi ambientali anche solo al cuore della letteratura...
«Molti scrittori l’hanno fatto. Il vero problema è che i loro lavori non vengono considerati come letteratura. Vengono bollati come fantascienza, come un genere a parte, mai come narrativa seria».

Lei perché ha deciso di farlo?
«Non avevo un piano... Il libro è partito come di solito fanno i libri. Ho attinto a tante cose che non avevo mai considerato, la storia è arrivata».'

Kabir Bedi: messaggi per l'Italia

Nelle scorse settimane Kabir Bedi ha postato nei suoi profili Twitter e Facebook diversi messaggi di solidarietà dedicati all'Italia. Ve ne segnalo solo alcuni: video del 23 marzo 2020, video del 03 aprile 2020, video dell'8 aprile 2020.

Kay Kay Menon: I come from the believable school of performances

Vi segnalo l'intervista concessa da Kay Kay Menon a Priyanka Roy, pubblicata da The Telegraph il 31 marzo 2020. I come from the believable school of performances: Kay Kay Menon:

'Special OPS is unanimously being praised for its plot and performances, even being hailed as a landmark in the Indian web space. Are you hearing similar things?
I can’t really recall anything specific, simply because the response has been so huge and so overwhelming. To pinpoint one is very, very difficult (laughs). The quantity of accolades has been too much. Overall, I am very humbled by the response. We knew that we had made a good series, but this kind of a response was unexpected. It’s a very pleasant feeling.

Himmat Singh is a great character to play in the way he’s written, flawed yet upright and invested with so many layers. Was there a trigger point that made you certain that you wanted to do the part?
I think the trigger point was Neeraj (Pandey) coming up with a series like this. We have known each other for a long time now... 16 years. So when Neeraj told me that he was doing Special OPS and wanted me to play the lead, I had no qualms in saying ‘yes’. It’s more of a trust thing, you know. After that, of course, I read the script entirely. I began from the first episode and I simply couldn’t put down the script till I finished it. I realised that this was tremendous writing, a tremendous screenplay, and all we needed to do was to execute it well.

You have played shades of Himmat Singh in various other characters in your films. What was the biggest challenge of playing a man whose gut and intentions are scrutinised and doubted at every step?
I don’t look at parts as challenges... I categorise them as interesting and uninteresting. The thing is that I play people, I don’t play roles. No two individuals are the same, but two roles can end up being the same. So, say I play Mahesh the cop and Suresh the cop, I will play Mahesh and Suresh as people and not as cops. In Special OPS, I played Himmat Singh, who is, as a person, different from Rakesh Maria (the real-life Mumbai top cop that Kay Kay played in Anurag Kashyap’s Black Friday). The institutional values are perhaps the same, but the individuals are different. I look at roles as being very limited and, of course, limiting. There are perhaps only about 25,000 roles... lawyer, cop, doctor, terrorist... whereas the kinds of people out there are limitless. For me, Himmat Singh was a person who not only had to maintain a balance between his home and work, but his real character comes through in how he handles himself and his professional life during the inquiry. He had to put across his point without disrespecting his seniors who are conducting the inquiry and that, for me, was interesting because one stands the danger of becoming slightly heroic in nature and then losing it all. That balance was tenuous but interesting for me as an actor.

When you play a person, do your core values have to resonate with that of the man you play or as an actor, are you open to being every kind of man on screen, even if their values are different from yours?
No, I have to strongly believe in every character I play, even if he is an evil person. You cannot carry your personal ego or values into a character. I have to surrender my ego completely and be loyal to who I am playing. Only when you do that, then the person you play becomes believable for the audience... otherwise you end up faking it. If you think you are playing a villain, then you start playing a villain. I know that’s the trend, but that’s not how it’s meant to be done (laughs). That’s why I tell people that when I am playing a villain, then between ‘Action’ and ‘Cut’ don’t mess with me... because I don’t know how I will react! (Laughs) Kay Kay Menon doesn’t exist at that time, it’s only that man I am playing. Basically, I come from the believable school of performances. If you have to make things believable on screen, then you have to be that person... there is no alternative or shorthand to that. That also allows the actor in me to improvise because I am completely driven by the person I am playing. It’s not Kay Kay Menon being smart. (...)

You’ve been in the business for 25 years now. Would you say this is the most exciting time in the Indian creative space, given the wide variety of roles being written and the presence of different platforms to tell one’s story?
I think so. I come from the time where there were no such opportunities... there was no Internet and hence no digital platforms (smiles). I see the young actors of today being given so many opportunities, which we didn’t have when we started out. It feels good to see that. Now, if you are on social media, you can become a star... if you have some talent, that is (laughs). I am glad that opportunities have opened up for this generation, be it artistes, writers, singers, everybody. It’s a good time because it also ensures that the standards go up because there is competition. At the same time, there is also the danger of diluting the quality. It happened with Indian television. It started off as a wonderful medium, we spoilt it... completely! We have to be careful not to do that with the web.

Is there a difference in how you pick your roles now as opposed to how it was a few years ago?
The medium doesn’t bother me... as long as the camera is there, I am fine. Apart from that, it’s difficult to pinpoint how I choose what I choose. It’s about the moment, you know... you read something, you like it, you fall in love with it and you want to do it. It’s simply the feeling of, ‘Okay, this needs to be done’. There is no clause or rule that I follow, it’s an overall subjective feeling. It’s a lot like love, for example. It’s something that you get attracted to at that point of time and say, ‘Let’s give it a try’. And many a time, it fails also... it’s not a foolproof method. I have failed more often than not, but you need to go in with that intent and positivity. (...)

Your Twitter timeline is dominated by fans saying how much they want to see more of you on screen. Has less always been more for you?
That’s not been a conscious decision. People tend to think that I have a plethora of offers at every point of time and that I am being choosy. I am choosy, of course, but that ‘plethora’ doesn’t exist (laughs). Of what’s offered to me, I skim through and do what appeals to me. The offers are definitely not as much as people assume them to be. Sometimes, the industry works in strange ways, I really can’t comment on that. But within the limits of what’s offered to me, I sort of pick enough stuff'.

Manoj Bajpayee: Professional life, even now, doesn't bother me much

Vi segnalo l'intervista concessa da Manoj Bajpayee a Mayank Shekhar, pubblicata da Mid-Day il 7 marzo 2020. Il testo include il video dell'intervista integrale. Manoj Bajpayee: Professional life, even now, doesn't bother me much:

'In a way, the journey of Bombay cinema's transition into millennial cool, late-90s/early-2000s onwards - what with even 'indies' beginning to merge with Bollywood mainstream - starts from a street in Delhi. It's officially named Sudhir Bose Marg, where colleges of Delhi University's (DU) North Campus are lined up one after another, on either side. If you survey this street late '80s onwards, you'd find Manoj Bajpayee enrolled in Ramjas College, fresh off a train from Bihar. Bajpayee says he also used to perform in plays at the next-door Hindu College. (...) When not representing university in cricket, Vishal Bhardwaj (from Meerut) would score music for those plays. "Rekha, Vishal's girlfriend [later his wife], was learning classical music." To the right of Shishir Bose Marg is Khalsa College, where Saurabh Shukla graduated from. To the left is Hansraj College, where Shah Rukh Khan was reading economics. Few years later, Imtiaz Ali (from Jamshedpur) founded Hindu College's dramatic society. At about the same time as Anurag Kashyap (originally from Benares), who was at Hansraj. "Oh there are just way too many people [to name]," Bajpayee trails off. (...)

The point for most of these DU students - who later made the move to Mumbai and cinema - wasn't quite to crack their final exam in history (Bajpayee), or zoology (Kashyap). It was firstly to gain access to the thriving theatre scene in the Capital. This is where Bajpayee co-founded the theatre company, Act One. It had, among others, Imtiaz Ali, (...) Piyush Mishra: "Shoojit Sircar used to design background music, and assist director. (...) Anubhav Sinha assisted [in direction], and was an important part of the circle." During the day Bajpayee trained under Barry John and his company Theatre Action Group (TAG), to secure a place in Delhi's National School of Drama - that ultimately rejected him four years in a row. It's at TAG that he first met Shah Rukh Khan: "No matter how talented we were, girls always flocked to Shah Rukh." Nothing's changed. "Shah Rukh (...) [era un] English theatre actor, (...) from privileged backgrounds in South Delhi," Bajpayee recalls. While everyone really made it on their own in Mumbai/Bollywood, with zero family connections, the one to scale the steepest climb is still likely to be Bajpayee. He was born into a farmer's family, with six siblings, raised in a village called Belwa in Bihar, bordering Nepal, where there wasn't even a local cinema, growing up. 

Besides, being Bihari meant a strong regional accent that he had to shed, in order to ready himself for multiple parts on stage/film: "If you're an actor, you can't be 'one type' in your real life - a Bihari, for instance. You should be able to play a Marathi, Punjabi... For many years, from my Hindi, many people couldn't figure out where I was from." What he worked on harder still is English. Which is just a language, yes, but it also denotes social access in India: "I always knew English is a tool to compete in this country; to fit in, and get your work done - even if I decide to work in the Hindi film industry. I didn't take it as a burden." It was quite common for Bihari students (nicknamed 'Harries') to land up in DU, to pursue courses in sciences and liberal arts, and take a shot at several entrance exams later - chiefly for the civil services. Bajpayee made sure he spent significantly more time with the few foreign students in his college, rather than the 'Harry gang': "The Kenyan/Nigerian guys would listen to my English, quietly, without judgment. Five hours of my day spent with them meant only speaking English, flat-out - gaining command/confidence over the language. Barry John, who took me under his wing, started giving me roles in English plays as well."

This interview is wholly in English. He's as fluent as it gets. This, he says, surprises his former flat-mates - a full-on 'English medium type' in particular, who'd make fun of him back in college. By the early '90s, having spent enough hours perfecting his diction, reading literature, watching plays, doing street theatre, exposing himself to arts and [alternate] cinema, what he calls the "best days of my life", Bajpayee began to 'belong' - to Delhi's intensely active stage scene. (...) This is the catchment area filmmaker Shekhar Kapur, along with his assistant and casting director Tigmanshu Dhulia, tapped into to cast for Bandit Queen (1994). Post its commercial success, the Bandit Queen 'alumni' pretty much migrated en masse to Mumbai. (...) "Seema Biswas got [the lead role with] Sanjay Leela Bhansali. (...) Saurabh Shukla in fact was the busiest..." And Bajpayee? Because his character Maan Singh in Bandit Queen didn't have many lines, despite strong screen presence, he remained relatively unnoticed. (...) What followed is four years of "no work, consequently no food," and life in a chawl. The primary talent he developed in these years, Bajpayee jokes, is an ability to time his entry into friends' homes - right at the moment when lunch was getting served; or a booze bottle was being cracked open! An important lesson that showbiz teaches most aspirants though, and something that Bajpayee appears to have imbibed as a personality trait, is the strength/perseverance to repeatedly face rejection, and calmly move on, before it breaks one's resolve/spirit. "I am basically dheeth [stubborn]," Bajpayee says more than once to describe himself. (...) 

The turning point in Bajpayee's career is obviously the iconic/immortalised 'Bhikhu Mhatre' from Ram Gopal Varma's Satya (1998). Varma, Bajpayee reckons, is the man who singularly altered the landscape of Lokhandwala, and indeed (mainstream) Hindi films. Varma was looking for writers for Satya. Bajpayee introduced him to Anurag Kashyap and Saurabh Shukla. Satya led to Varma's Kaun? (1999), also written by Kashyap, and a role that Bajpayee says he practically remodelled on the first day of shoot - turning Sameer Purnavale into a goofy bloke, rather than a serious fellow. Shool (1999), written by Kashyap as well, followed. Among Bajpayee's contributions to this lead part of a quiet cop, diametrically opposite to the boisterous Bhikhu, was the name Samar Pratap Singh. Samar was what Bajpayee wanted to officially change his own name to, but couldn't do paper-work for, before the release of Bandit Queen: "Everybody in Bihar is called Manoj." (...) Up until Chandraprakash Dwivedi's Pinjar (2003) that won Bajpayee his second National Award (first was for Satya), what you sense is an unlikely Bollywood star, on an enviable dream run, both at the box-office, and with critical acclaim. And then everything starts tumbling downhill thereafter - for seven frickin' years straight!

He had a fall-out with Varma, when the latter was at the top of his game: "I used to be angry, sensitive - not an easy person to deal with." Kashyap and he parted ways. He was going to both act in, and co-produce Kashyap's debut: "Anurag had mistakenly presumed that I wasn't interested in the role/film." He looks back at the fallow period, "Those weren't easy times. No work was coming [my way]. And whatever was, didn't match up to standards. Also, I was not keeping well." (...) Bajpayee's actual career graph effectively resembles a symmetrical ECG report, with extensive highs and lows, almost equally spaced out! He agrees, "I still call filmmakers for work, if I've enjoyed their recent film. The hardest part was to convince friends that I was still good enough. (...) When I reminisce [those times], I feel only I could've survived it. Because I don't take it to heart. The only thing that could break me is [upheaval on the] personal front. The professional life, even now, doesn't bother me much. Mumbai says it most beautifully, 'Yaar, load kyun leta hai [Why take stress?]'.

"TV crews that used to hound me started putting their cameras down, watching me enter events. I could hear the reporter, who wouldn't even lower his voice, instructing this to his crew. (...) And that happens with work. I was sure I was going to come back. But I needed a role. When I got Raajneeti, I knew this was it." (...) Raajneeti (2010), a major hit that Bajpayee, 51, admits resurrected his floundering résumé. (...) He earned matchless street-cred as Sardar Khan with Kashyap's masterpiece Gangs Of Wasseypur (2012). Kashyap and he are back to being friends. Of which he laughs, "Anurag is incredibly talented, but a loner. If you meet him for three days in a row, he starts hating you!" Further, his most challenging lead role in the current phase could well be as the Marathi, gay Professor Siras in Aligarh (2015): "A leading journalist had written about how actors' careers got ruined, once they played gay characters on screen. My career got made as a result." (...)

In 2019, Bajpayee stormed into mainstream web with Amazon Prime's smashing success, The Family Man, directed by Raj & DK, playing a spy Srikant Tiwari, who could be any other guy on a Mumbai street. As a basic brief, even that sounds a little lot like Bajpayee's breakout role in Satya: "Bhikhu Mhatre was the most real [gangster] that this country has ever seen on the big screen. He could be standing by a restaurant or a paan shop, and you wouldn't know he's a dreaded don. Which is true for people doing extraordinary things - they're extremely unassuming in day-to-day life. Srikant Tiwari has all the same elements, but we went a little further ahead in this realistic direction - he's even more casual, nervous, anxious [than Bhikhu]." If life/career must indeed be shaped into a circle, let's look at Bajpayee's last major film, Sonchiriya (2019) that (...) is set in the same time-frame and location (ravines of Chambal) as Bajpayee's debut, Bandit Queen. Like with his debut, Bajpayee appears as a quiet dacoit named Maan Singh. It's directed by Abhishek Chaubey (...) who, like his mentor (and Bajpayee's contemporary) Vishal Bhardwaj, went to Hindu College, from the same Sudhir Bose Marg in Delhi'.

Devi

Vi segnalo il cortometraggio Devi, diretto da Priyanka Banerjee, interpretato da Kajol, Neha Dhupia e Shruti Haasan.

5 aprile 2020

Kareena Kapoor: messaggio per l'Italia

Lo scorso 23 marzo, Kareena Kapoor ha postato nel suo profilo Instagram la fotografia che vi propongo e un messaggio per l'Italia colpita dalla pandemia di COVID-19: 'Amore Italy. My love and I are praying for you all'.

1 febbraio 2020

Amitav Ghosh in Italia

Amitav Ghosh è in questi giorni in Italia. Il 29 gennaio era a Venezia, invitato dall'Università Ca' Foscari per partecipare all'Environmental Humanities Seminar and Lecture Series del Center for the Humanities and Social Change. Il 31 gennaio, sempre a Venezia, lo scrittore ha tenuto una conferenza dal titolo Imparare dal passato: i libri e il loro futuro in un’epoca di catastrofe, a chiusura del 37esimo Seminario di Perfezionamento della Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri. Oggi è stata la volta di Cortina d'Ampezzo, dove lo scrittore è stato ospite dell'evento Una Montagna di Libri. Video TGR Veneto.

17 gennaio 2020

Arati Kadav on taking her indie space film Cargo to the SXSW Film Festival

Vi segnalo l'intervista concessa dalla regista Arati Kadav a Suchin Mehrotra, pubblicata ieri da Film Companion. Arati Kadav on taking her indie space film Cargo to the SXSW Film Festival:

'[Cargo], which world premiered at the Jio MAMI Film Festival with Star last year, stars Vikrant Massey and Shweta Tripathi. A deceptively fascinating examination of connection and isolation, it follows a male astronaut with the morbid job of helping the recently deceased pass on to what's next, until a female astronaut is sent to assist him.

Cargo has such an inventive and innovative premise. Where did this concept come from?
I've been working in the sci-fi space for half a decade now and before Cargo I'd written a few sci-fi screenplays, so I was very sure this was the space I wanted to be in. But I also wanted to make a story that's very rooted in India and see how I could weave in our mythology. Before this, I was actually trying to tell a story about a bunch of superheroes coming together on a spaceship, but the budget was just blowing up so much that I decided to stick to the story of one guy in a spaceship. Then I thought about what profession to give him and then it all sort of fell into place. I loved the world-building and finding ways to connect our middle-class problems and lives to the story. (...)

When you were casting, were you ever worried about how actors would respond to it given it's so different to what Indian audiences have seen before?
What I really spoke to Shweta and Vikrant about was longing and departure. That's what I really wanted to convey with the film - that nobody ever truly leaves you. (...) And they're very intelligent actors so I really lucked out that they got what we were talking about and that this wasn't some spectacle sci-fi film, but more of an intimate drama.

Why do you feel sci-fi is something Hindi cinema has stayed away from?
All the big sci-fi films (...) are all from the same predominantly western school, which were all very successful so there was no reason to explore other sci-fi narratives. And now it's become such a big genre. But I think eastern sci-fi stories and fables reflect Indian society more and are more relatable to us. I think there were a lot of false starts for sci-fi in India. They all started by trying to make films that were from the West. I think they should explore different stories. There aren't many examples of sci-fi in India but something like Mr. India they got right because they made it with a lot of honesty. I think in India we don't experiment much. If one or two were to work, then everyone here would be making sci-fi films. I'm sure of that.

Is your dream to one day make the definitive large-scale Indian sci-fi film?
Yeah, that's my mission in life. People used to ask me why I only want to stick to sci-fi. But for me the mission in life is really to make magical stories. Every day I wake up and ask myself what magical story I can tell today.

The CGI to create the spaceship was very impressive. What went into getting that right? (...)
There was a lot of design thought that went into everything, from the which font should be used in the spaceship to getting each and every screen and panel in the spaceship right. I was also very clear that I wanted a retro sci-fi feel with the buttons and knobs. Even for the spaceship, the desing was very important. I wanted to make it like a jellyfish mechanism'.

13 gennaio 2020

FICCI Frames 2020

FICCI è la Federazione delle Camere di Commercio e Industria indiane. FICCI Frames è il convegno internazionale dedicato alle imprese che svolgono attività di intrattenimento più importante del continente asiatico. La 21esima edizione si svolgerà a Mumbai dal 18 al 20 marzo 2020. Il Paese partner sarà l'Italia. Al convegno parteciperanno delegati provenienti da tutto il mondo e personaggi noti del cinema, della politica, della televisione, della stampa, nonché rappresentanti di case di produzione occidentali. 

Aggiornamento del 14 novembre 2023: a causa della pandemia di COVID-19, l'evento era slittato al periodo 7-11 luglio 2020, e si era svolto interamente online. Alla manifestazione avevano aderito ventinove aziende e Film Commission italiane. Il nostro ambasciatore in India era stato invitato alla sessione inaugurale. In programma due seminari dedicati all'Italia: 
- Italia Country Focus - Collaborare con l’Italia: incentivi fiscali, fondi regionali e opportunità di coproduzione, a cui avevano partecipato, oltre all'ambasciatore, diversi funzionari di ANICA (incluso Francesco Rutelli), IFC Italian Film Commissions e Istituto Luce Cinecittà;
- conferenza focalizzata sulle opportunità di coproduzione nel settore dell'animazione. 

9 gennaio 2020

Autori vari: Avatar - Fantascienza indiana

Notizia favolosa. Future Fiction pubblica Avatar - Fantascienza indiana, un'antologia di nove racconti scritti da autori vari. Nel comunicato stampa si legge: 
'India, futuro prossimo: questi nove racconti, come fili protesi verso il domani, esplorano il variegato arazzo della narrativa di speculazione indiana, toccando temi come l’avvento della biopolitica, i collegamenti tra i nuovi (social) media e il linguaggio, l’ascesa inesorabile di Big Data e algoritmi, la diffusione delle stampanti 3D, il riscorso sempre maggiore a protesi e potenziamento umano, senza tralasciare i rischi connessi all’uso delle biotecnologie e della sorveglianza informatica, per finire con i dilemmi filosofici posti all’immortalità dalla presenza degli avatar virtuali e l’emergenza climatica nell’era dell’Antropocene. Per provare a comprendere le questioni più impellenti dei nostri tempi dobbiamo rivolgere lo sguardo al futuro'.

La lista dei racconti:
L’uomo senza quintessenza (The Man Without Quintessence) di Anil Menon
Microbiota e le masse: una storia d’amore (Microbiota and the Masses: A Love Story) di S.B. Divya
Comunitario (Communal) di Shikhandin
La rete di Indra (Indra's Web) di Vandana Singh
Sostituzione (Replacement) di Rimi B. Chatterjee
Upgrade di Manjula Padmanabhan
Madre (Mother) di Shovon Chowdhury
Messo in pausa (Paused) di Priya Sarukkai Chabria
La via della seta (The Silk Route) di Giti Chandra.

Vi segnalo l'articolo Avatar: la fantascienza indiana sbarca in Italia, di Pietro Ballio, pubblicato oggi da Fantascienza.com:

'In un dettagliato resoconto, il dr. Srinarahari, segretario generale dell’Indian Association for Science Fiction Studies di Bangalore, in India, spiega che la fantascienza, in questo paese, viene generalmente associata allo studio dell’impatto della scienza e della tecnologia sull’esistenza umana. Si tratta di una letteratura di rottura portata alla luce dalla creazione di avveniristici dispositivi tecnologici e di rivoluzionarie scoperte scientifiche. Un altro elemento chiave della science fiction made in India, precisa Srinarahari, è l’associazione della stessa a una serie di temi mitici, come lo spazio, il tempo, il viaggio verso terre lontane e i tentativi di prolungare la vita umana. Le origini di quella che può essere definita proto-fantascienza indiana possono essere rintracciate nella grande poesia ed epica indù: i Purana, il Ramayana e il Mahabharata, sono i testi più citati dagli studiosi come prodromi di questo genere letterario. La descrizione dei Pushpaka Vimana che trasportavano le persone in qualsiasi mondo in una frazione di secondo, la trasmissione in tempo reale di eventi bellici mediante futuristici device telepatici, i più disparati metodi per restituire la giovinezza e prolungare la durata della vita, sono ampiamente e vividamente descritti dagli antichi autori indiani.
La data di nascita della science fiction indiana contemporanea viene usualmente fatta risalire al 1897 con la pubblicazione di Palatak Toofan (La tempesta fuggita), la singolare storia di un mare burrascoso placato da una comune goccia d’olio che potrebbe aver dato impulso alla successiva diffusione della teoria, fisico matematica, del caos. Già in precedenza, tra il 1884 e il 1888, era comparso sulla rivista Peeyush Pravah, il romanzo a puntate Aschary Vrittant (Lo strano racconto). Probabilmente influenzato dagli avventurosi romanzi di Jules Verne, l’autore Ambika Dutt Vyas narra l’affascinante viaggio di Gopinath sotto la superficie terrestre.
In realtà il fenomeno letterario fantascientifico indiano è piuttosto diversificato e si ramifica nelle numerose lingue parlate nel subcontinente e non solo. Si avrà, quindi, una science fiction in hindi, una in tamil, un’altra in bengalese, un’altra ancora in telugu e così via. Negli ultimi anni sta riscuotendo un ottimo successo internazionale la fantascienza scritta, in inglese, da autori di origine o nazionalità indiana, ma residenti all’estero, tanto che alcuni critici autoctoni si stanno domandando se, in questi casi, si possa ancora parlare di science fiction made in India.
La casa editrice Future Fiction, che si prefigge la missione di conservare la biodiversità narrativa del futuro a livello globale, presenta una nuova antologia di fantascienza contemporanea indiana. Una serie notevole di racconti degli autori più promettenti, alcuni dei quali già presenti nel suo catalogo. Tra i titoli disponibili, Entaglement di Vandana Sigh, una climate fiction che unisce all’accuratezza scientifica la narrativa postcoloniale di fantascienza e Runtime di S.B. Divya, finalista al premio Nebula 2016, la storia di un folle futuro cibernetico, né utopia né distopia, dove ricchi cercatori di brividi si sfidano sulle montagne della Sierra Nevada. Tarun K. Saint, che con Francesco Verso ha curato la raccolta, qualche mese orsono ha dato alle stampe, per l’editore Gollancz/Hachette India e con la prefazione di Manjula Padmanabhan, un florilegio di racconti in lingua inglese, The Gollancz Book of South Asian Science Fiction, che riunisce alcune delle menti più creative della letteratura indiana contemporanea ed offre nuove prospettive sul nostro mondo iperglobalizzato, alienante e paranoico, in cui l’umanità e l’amore possono ancora trionfare.
In Avatar: antologia di fantascienza contemporanea indiana è presente una selezione dei migliori testi del genere, sia di scrittori affermati che emergenti, i quali esaminano i problemi urgenti del nostro tempo, dall’informatica alla tecnocultura, dalla biopolitica alla biotecnologia. In questa raccolta, perciò, non verranno trattati i temi classici della fantascienza come il viaggio nel tempo o la colonizzazione dello spazio, ma argomenti di estrema attualità che ci spingeranno a riflettere sul nostro futuro prossimo e sulle responsabilità dell’uomo verso i suoi simili e nei confronti del pianeta che abita'.



28 dicembre 2019

Anil e Sonam Kapoor in Italia

Anil e Sonam Kapoor sono attualmente in vacanza a Roma con la famiglia. Sonam ha più volte dichiarato che la nostra magnifica capitale è la sua città estera preferita.

27 dicembre 2019

A definitive recap of Bollywood over the last decade

Oggi The Hindu pubblica una lista degli eventi salienti che hanno contrassegnato l'industria hindi nella decade 2000-2009. Si spazia dal centenario del cinema indiano, al 50esimo compleanno del regale triumvirato dei Khan, all'ascesa di Ranveer Singh e del favoloso trio Kaushal / Khurrana / Rao. E poi la svolta sociale e patriotica di Akshay Kumar, il successo delle pellicole nazionaliste, il movimento #MeToo, i titoli al femminile che hanno sbancato il botteghino, il clamoroso trionfo della saga di Baahubali anche in versione hindi, i film d'autore e non che hanno toccato temi delicati come l'omosessualità, la polemica sul nepotismo, l'ingresso in scena dei figli d'arte, il ritorno aggressivo dell'entroterra indiano come location, l'avvento delle piattaforme di streaming, la potenza promozionale dei social, e, purtroppo, i decessi illustri. A definitive recap of Bollywood over the last decade, Namrata Joshi.

19 dicembre 2019

Bheeshma: le riprese in Italia

La troupe del film in lingua telugu Bheeshma è in Italia per effettuare alcune riprese. Bheeshma è diretto da Venky Kudumula e interpretato da Rashmika Mandanna e Nithiin. Nei giorni scorsi i set sono stati allestiti a Minori e a Maiori, in Costiera Amalfitana. Alcune sequenze verranno girate a Bari (Lungomare San Girolamo), Alberobello, Positano, Ravello e forse anche a Roma. 
Aggiornamento del 26 dicembre 2019: a Positano, Nithiin e Rashmika reinterpretano Ghungroo (video).

Aggiornamento del 13 maggio 2020: 
- video dei brani Super Cute e Hey Choosa.
- Rashmika racconta a The Hindu le sue disavventure veneziane: l'attrice, durante il soggiorno nel nostro Paese, decide di concedersi una vacanza a Venezia e viaggia in treno da Roma a Venezia, ma scende alla fermata sbagliata. Non riesce a prendere un traghetto perché non incontra persone che parlino inglese, e raggiunge il suo albergo alle due del mattino. When Rashmika Mandanna went on a solo trip to Venice
'I was awestruck. The entire world comes here for vacation. Maybe, it was my bad luck that nobody could understand what I was trying to ask them, like 'where to go', 'how do you reach here'. I have never walked so much in my life. It was just me dragging my suitcase and walking around a residential street; there was not a single soul in sight. My phone battery was going to give up, I didn’t have a map and I started to think 'okay, what if I am supposed to spend the rest of my life here?'. I’m not kidding because I was so scared. Imagine, you are walking and you don’t see any one, there are just two people walking by and staring at you, probably because they think you are weird. I stayed in the hotel the next day because I was tired, but then the next two days I was out and about, taking the water taxis all around Venice trying to figure out the city, which stop connected to which place, talking to locals and clicking pictures. I did get lost in Venice but now I feel like I know each and every spot there. I feel like I’m a boss of Venice now'.

(Le fotografie che vi propongo sono state scattate a Ravello, qualora non diversamente indicato).


Nithiin e Venky Kudumula


Bari

Roma

(Località non precisata)

8 dicembre 2019

Michael Douglas e Catherine Zeta-Jones a Delhi

Michael Douglas e Catherine Zeta-Jones, in compagnia di Anil Kapoor, hanno partecipato ieri a all'evento Hindustan Times Leadership Summit 2019, organizzato a Delhi. Catherine e Anil hanno anche danzato insieme sul palco.

'Actor Catherine Zeta-Jones has confessed that she is obsessed with the 2007 Hindi musical Om Shanti Om, and knows it ‘verbatim’. (...) “My friends Shah Rukh and Farah are going to be very happy,” Kapoor said. (...) “My kids have been brought up singing Om Shanti Om,” Zeta-Jones said, while her husband, actor Michael Douglas, nodded next to her. “It’s true,” he said, and added, “On Christmas, everyone in our country sings Christmas carols, our house sings all the songs from Om Shanti Om.” “I’m a big Bollywood fan,” Zeta-Jones said, adding that she would have loved to do a typical Hindi song-and-dance film in her career. “I don’t think people understand my obsession with Om Shanti Om,” she continued, suggesting that it would have made for a wonderful Broadway musical. “But I can’t play it because I’m not Indian,” she said regretfully'.


23 novembre 2019

Tenu Vekhi Javaan: le riprese in Italia

La troupe del video musicale punjabi Tenu Vekhi Javaan è in questi giorni in Basilicata e in Campania per effettuare alcune riprese. Le località selezionate: Potenza, Sant'Angelo Le Fratte, Latronico, Maratea, Lagonegro, Caggiano. Sul set l'attore Himansh Kohli e la modella Shivani Jadhav. Shivani si è prestata anche a sfilare indossando abiti creati dagli studenti di un istituto di Potenza.

Aggiornamento del 15 aprile 2020 - Himansh Kohli: When I shot in Italy three months ago, I never realised the situation would get so serious, Tanvi Trivedi, The Times of India:
'“My music video 'Tenu Vekhi Javaan' was shot in Italy. I can’t believe how things have changed in just three months. Italy was like heaven on earth. I have a lot of friends and fans in Italy, and they are constantly in touch with me through social media. They are all scared, which is understandable. The roads are all empty similar to the lockdown in India. (...) I am spending my time watching videos that my friends send from Italy. Today, reading the various forwards that are circulating on social media has become painful, and if this continues, it will soon affect people’s mental health, too”.'



22 novembre 2019

River to River Florence Indian Film Festival 2019

La 19esima edizione del River to River Florence Indian Film Festival si svolgerà dal 5 al 10 dicembre 2019. Il titolo d'apertura è The Sky is Pink, diretto da Shonali Bose (in sala per la proiezione), con Priyanka Chopra e Farhan Akhtar. In cartellone anche Badhaai Ho, di Amit Ravindernath Sharma, con Ayushmann Khurrana; e Badla, di Sujoy Ghosh, con Amitabh Bachchan e Taapsee Pannu.

Shonali Bose

Shonali Bose

14 novembre 2019

Amitav Ghosh: L'Isola dei fucili

L'Isola dei fucili è il nuovo romanzo di Amitav Ghosh, ambientato in parte a Venezia, pubblicato da Neri Pozza Editore. Lo scrittore in questi giorni è in Italia per la promozione del libro e per partecipare ad alcuni eventi dedicati al tema del cambiamento climatico. Stamattina Ghosh era a Lecce, domani sarà a Napoli, sabato a Verona e a Montecchio Maggiore (Vicenza), domenica a Milano ospite di BookCity 2019, lunedì a Torino. 
Vi segnalo l'intervista concessa dallo scrittore ad Alessia Rastelli, pubblicata ieri dal Corriere della Sera. Venezia, parla Amitav Ghosh: «Dal cuore dell’umanità un messaggio per tutti»:

'«Quello che sta accadendo a Venezia è un messaggio che arriva dal cuore del mondo. Venezia è stata centrale nella storia globale, la porta tra Oriente e Occidente, tra Nord e Sud. Da lì si leva oggi sul resto del pianeta un avvertimento per il futuro». (...)
Che effetto le fa vedere Venezia davvero sommersa?
«Sono sconvolto. Conosco la città da quarant’anni e la amo molto. Nel 2015 ci ho anche vissuto: ero stato invitato dall’Università Ca’ Foscari. Quanto è successo era del tutto prevedibile, ma è avvenuto in modo molto più veloce di quanto potessimo immaginare: pensavamo che il cambiamento climatico avrebbe avuto un impatto sul mondo fra 15-20 anni, invece incombe già su di noi. Quello che perciò mi sciocca della marea record a Venezia è che diventerà sempre più “normale” per la città. Ora l’Italia si sta davvero confrontando con l’emergenza climatica: è qui tra noi e bisogna farci i conti».
Che cosa bisogna fare?
«Nel breve termine è necessario creare protezioni per difendersi dall’acqua, oppure dal fuoco: anche gli incendi sono un’emergenza in alcuni luoghi del mondo. Ne L’isola dei fucili parlo pure di Los Angeles in fiamme, ma non perché io sia un profeta: lo ripeto, sono fenomeni prevedibili. Quanto alle misure immediate, nel caso di Venezia penso ad esempio a barriere intorno alla basilica di San Marco che impediscano all’acqua di entrare».
E sul lungo termine?
«L’azione più importante è ridurre le emissioni di anidride carbonica. Sulla lotta al cambiamento climatico serve una strategia: a questo punto la questione è già provare a ritardarlo o, almeno, a prevenirne gli effetti peggiori».
Le immagini di Venezia allagata che fanno il giro del mondo, dopo quelle dell’Amazzonia in fiamme, avranno l’effetto di una chiamata all’azione?
«Ovviamente lo spero. Ma per quanto riguarda l’Italia credo che la consapevolezza del problema ci sia da qualche tempo, basti pensare alle alluvioni di Genova. Questo Paese è già, in vari modi, in prima linea sul fronte della crisi ambientale, non fosse altro per i chilometri di costa che senza dubbio lo espongono. Qualche passo si sta già facendo: mi sembra una buona idea quella di inserire nei programmi scolastici l’emergenza climatica».
Serve un maggiore coinvolgimento dell’Europa?
«Sì, assolutamente. Ma l’Italia è sempre stata un laboratorio di cambiamento, a volte nel bene, a volte nel male. Il suo impatto nel mondo è maggiore di quanto ci si potrebbe aspettare in base al numero degli abitanti. Certo, al momento non c’è un partito verde che emerga con forza come in altri Paesi, ma non è detto che non possa accadere. E poi potete contare su una voce potente, che può fare la differenza: quella di Papa Francesco».'

Verona
Verona
Milano
Torino

31 ottobre 2019

Javed Akhtar: In altre parole, altri mondi

È in distribuzione nelle librerie italiane il volume di poesie In altre parole, altri mondi, di Javed Akhtar, pubblicato da Besa Editrice. Nel comunicato ufficiale si legge: 
'In altre parole, altri mondi è la prima opera di Javed Akhtar, autore di culto del subcontinente indiano, pubblicata in traduzione italiana. In queste poesie, partendo da interrogativi all’apparenza quotidiani, persino semplici, Akhtar accompagna il lettore sulla “scacchiera della vita”, dove siamo tutti vincitori e perdenti, divisi dal dilemma dell’appartenenza e della contestazione, che sia a una comunità, una religione, una città, un ideale o un sentimento. L’amore che inganna e confonde, consola e salva; le piaghe della nostra società, con la sua povertà non solo materiale; i conflitti su grande e piccola scala: sono queste le “caselle” che compongono la scacchiera poetica di Akhtar, dove si rincorrono memorie dell’infanzia e ci si ritrova a essere grandi e fuori posto, o viceversa giganti in un mondo troppo piccolo. La raccolta è composta da 45 poesie, tradotte dall’urdu e dall’inglese da Clara Nubile, che firma anche l’introduzione al volume'.
Akhtar era a Roma lo scorso 28 ottobre ospite dell'Ambasciata Indiana (vedi fotografie al termine del testo), e ieri all'Università di Bologna.

Aggiornamento del 20 dicembre 2019: vi segnalo l'intervista concessa da Javed Akhtar a Orlando Trinchi, pubblicata oggi da Il Dubbio. Javed Akhtar: «Nei miei versi un invito alla cultura del dubbio per ripensare la modernità»:
'«Penso che sia essenziale per la poesia porsi delle domande». Tale convincimento sostanzia in profondità e in maniera evidente le 45 liriche che compongono il primo libro di versi tradotto in Italia del noto sceneggiatore e paroliere indiano Javed Akhtar - figura di spicco nell'industria cinematografica di Bollywood e vincitore di prestigiosi riconoscimenti internazionali - intitolato In altre parole, altri mondi e pubblicato recentemente dai tipi di Besa Editrice.

Akhtar, ritiene che il dubbio possa costituire un valore aggiunto per la sua produzione poetica?
Dalla sua origine, vi sono due tipi di umanità: una che ha venerato l'ignoranza - ed è sempre vissuta nel suo alveo - e l'altra che ha posto interrogativi, manifestando un atteggiamento critico nei confronti del reale. In una mia poesia intitolata “Il dubbio”, trova rappresentazione questo duplice modo di porsi nei confronti delle cose e della società e viene esposto un fondamentale quesito: devo andare avanti schiacciando gli altri o devo farmi schiacciare da loro? Il componimento si conclude proprio con la domanda: «Coscienza mia! Tu che sei così fiera del tuo senso della giustizia dimmi a quale verdetto sei oggi giunta?». Il trovarsi scissi tra due tipi di atteggiamenti contrapposti costituisce proprio questo dubbio di fondo.

La poesia appartiene al suo DNA, lei proviene da una famiglia di poeti e letterati...
Non credo che il talento risieda nel DNA. Perché il DNA si modifichi o mostri la propria azione sono necessari molti anni, addirittura secoli. Penso che molto dipenda piuttosto dal contesto culturale in cui si vive, che può favorire certe predisposizioni creative.

Un'altra sua poesia, «Sulla scacchiera della vita», si conclude con i versi «In una mano stringe la vittoria nell'altra la solitudine». Le nostre società non offrono una terza via?
La vita è fatta così. Utilizzerei al riguardo la metafora della montagna: più si ascende più la strada si restringe e aumenta la propria solitudine. Se da una parte si acquisisce la capacità di vedere dall'alto, ottenendo un discernimento più ampio ed esaustivo della complessità dei problemi, dall'altra si diventa sempre più soli. Non si tratta di alternative, ma di due facce della stessa medaglia: la vittoria implica la solitudine.

In molte sue liriche ricorre il tema della città. Ritiene che le odierne città costituiscano veri spazi di socialità o rappresentino meri accumuli di persone?
Penso che costituiscano un caos molto organizzato. In esse la velocità con cui si vive inficia la profondità dello sguardo e dell'esperienza. Se ci si muove continuamente risulta impossibile mettere radici. Mentre nelle grandi città l'esistenza può risultare straniante e a tratti feroce, nei piccoli centri è ancora possibile curare i rapporti interpersonali, sviluppare ritmi più umani e ritagliarsi maggiori spiragli di riflessione su quanto accade. Le metropoli defraudano anche della possibilità di pensare a quello che vivi e, soprattutto, a come lo vivi.

Lei è un intellettuale molto critico e assume spesso posizioni molto personali. Cosa pensa di questo secondo mandato governativo del premier Narendra Modi?
Nelle moderne democrazie niente è permanente, tutto può mutare. Non vi sono governi che durino all'infinito, ma ciascuno di essi, se non ritenuto valido, può essere sostituito. Questo governo è spostato verso destra, mentre personalmente, pur non essendo comunista, sono sempre stato schierato a sinistra. Nella vita, tuttavia, capita di dover accettare dei pacchetti composti da bene e male in diversa misura. Da una parte, trovo talune consonanze con il presente governo - come, ad esempio, per quanto riguarda la mia personale battaglia per la difesa del diritto d'autore, cui nel 2012 è stata dedicata una legge importante - mentre, dall'altra, vi sono naturalmente punti di vista diversi.

In che modo la sua esperienza cinematografica ha influenzato la sua poesia e viceversa?
Fin da bambino ho sempre avuto una grande capacità di visualizzare storie, situazioni e personaggi. Lavorando successivamente come sceneggiatore, ho trasposto questo mio talento naturale in ambito cinematografico. Con grande naturalezza e senza una premeditazione razionale, questa mia capacità di visualizzazione ha influenzato anche la mia attività poetica, spingendomi a imprimere sulla pagina immagini e suggestioni.

Cosa ne pensa del cinema indiano attuale?
Trovo che il panorama del cinema indiano di oggi sia molto complesso e variegato. A pellicole commerciali e mediocri fanno da contraltare film particolarmente sottili e profondi.

Qualche anticipazione sui suoi prossimi progetti?
Ho scritto circa 1500 canzoni e per undici anni ho lavorato come sceneggiatore, prima di fermarmi per un po' di tempo. Ora, tuttavia, credo sia il momento giusto per scrivere un nuovo film e tornare a occuparmi di nuovo di cinema'.





28 ottobre 2019

My Next Guest with David Letterman and Shah Rukh Khan

Shah Rukh Khan ha partecipato al programma My next guest needs no introduction, condotto da David Letterman e trasmesso il 25 ottobre 2019. Ieri The Telegraph ha pubblicato Shah Rukh Khan - The Charmer, un resoconto della puntata, redatto da Priyanka Roy, nel quale si legge: 'He’s learning to cook Italian, and we catch a glimpse of the superstar slogging away in the kitchen for Letterman and his crew. He admits that since he’s just starting out, he can make only three things - aglio e olio, pepper chicken and risotto'.

12 ottobre 2019

Asiatica Film Festival 2019

La ventesima edizione di Asiatica Film Festival si è svolta a Roma dal primo al 10 ottobre 2019. Biriyaani, film in lingua malayalam diretto da Sajin Baabu, ha vinto il premio NETPAC con la seguente motivazione: 'Per l'ambiziosa rappresentazione delle problematiche sociali, religiose e politiche dell'India, narrate attraverso lo sguardo e il cuore di una donna che intraprende un viaggio dalla miseria ad un'intima illuminazione'.

11 ottobre 2019

Rishi Kapoor e Neetu Singh in Italia

Rishi Kapoor e Neetu Singh sono proprio innamorati del nostro Paese. La coppia è tornata in Italia, e in questi giorni è stata avvistata a Napoli, ad Amalfi e a Positano.


Mahesh Babu in Italia

Secondo l'articolo From Lake Como with fun! Mahesh Babu and his son turn into shenanigans in this adorable video, pubblicato oggi da The Times of India, Mahesh Babu nei giorni scorsi si è concesso con la famiglia una breve vacanza in Italia, a Milano e sul lago di Como.

7 ottobre 2019

Adil Hussain in Star Trek: Discovery - stagione 3

Adil Hussain è nel cast della terza stagione di Star Trek: Discovery e non potrei essere più felice. Trailer

Aggiornamento dell'11 novembre 2019 - How Adil Hussain became a part of Star Trek: Discovery, The Times of India:
'Adil said the first day of the shoot was the most memorable. "On the day of the shoot, everyone, including the actors, gathered around and made a circle. They formally introduced me, 'Adil Hussain from India. We welcome you to the family of Star Trek.' They all clapped and then looked at me. I said, 'Do I have to speak?' They said yes. I didn't know what to say because I didn't prepare. But I said, 'The only thing coming to my mind right now is that I was born in a small town in Assam where newspapers used to come three days late. And now I'm here today, crossing the galaxies. So thank you for letting me into your family'", the actor reminisced'.