Visualizzazione post con etichetta V AMBIENTE. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta V AMBIENTE. Mostra tutti i post

19 dicembre 2023

Amitav Ghosh: La montagna vivente

Dal 7 novembre 2023 è in distribuzione nelle librerie italiane La montagna vivente, un racconto di Amitav Ghosh pubblicato da Neri Pozza Editore. Nella presentazione si legge: 'In questo piccolo libro Amitav Ghosh torna con grazia e semplicità ai temi che hanno segnato la sua carriera di scrittore - le tragedie del colonialismo, lo sconvolgimento che il cambiamento climatico porta con sé - per consegnarci un apologo sul tempo presente e la nostra generazione, un racconto che è anche un monito nei confronti dell’essere umano e della sua insensata voglia di oltrepassare ogni limite'.

30 settembre 2023

Festival delle Idee 2023

La quinta edizione del Festival delle Idee si svolge a Venezia dal 26 settembre al 27 ottobre 2023. Amitav Ghosh sarà ospite dell'evento il 15 ottobre presso il Teatro Toniolo di Mestre.

Aggiornamento del 26 ottobre 2023: ieri mattina lo scrittore ha tenuto la conferenza Embattled Earth: Commodities, Conflict and Climate Change in the Indian Ocean all'Università degli Studi di Torino. Nel pomeriggio Ghosh è stato ospite del Circolo Arci Kontiki, sempre a Torino.

Aggiornamento del 26 gennaio 2024: video uno e due del Festival delle Idee.


Festival delle Idee 2023

16 giugno 2023

Amitav Ghosh in Italia

Nelle ultime settimane Amitav Ghosh ha partecipato a diversi eventi in Italia. Di seguito le date:
- 27 maggio: nel corso della 14esima edizione dei Dialoghi di Pistoia, lo scrittore ha ritirato il Premio Internazionale a lui assegnato. Video ufficiale;
- 5 giugno: a Milano Ghosh ha inaugurato l'evento Pianeta 2030. Video Corriere della Sera;
- 15 giugno: l'università di Pisa ha organizzato un incontro con lo scrittore;
- dal 18 al 23 giugno: Ghosh sarà ospite dell'evento Ostana Res 2023 a Ostana (Cuneo). Il ricco programma prevede letture pubbliche, tavole rotonde e passeggiate. Video TGR Piemonte (aggiornamento del 22 giugno 2023).


Milano, giugno 2023

2 agosto 2022

Amitav Ghosh a Il fattore umano

Amitav Ghosh ha partecipato alla puntata Gli spaesati del programma Il fattore umano in onda ieri su Rai 3. Video promozionale.

10 novembre 2021

Amitav Ghosh: Jungle Nama

È in distribuzione in libreria Jungle Nama. Il racconto della giungla, il nuovo lavoro di Amitav Ghosh pubblicato da Neri Pozza Editore. Nei prossimi giorni lo scrittore sarà in Italia. Di seguito le date:
- 15 novembre, Roma, inaugurazione dell'anno accademico dell'Istituto Europeo di Design, lectio magistralis What do we miss when we speak of sustainability?
- 15 novembre, Roma, teatro Piccolo Eliseo;
- 16 novembre, Roma, evento Green&Blue Open Summit (aggiornamento del 17 novembre 2021: video de La Repubblica);
- 16 novembre programma Fahrenheit, Rai Radio 3;
- 18 novembre, Mestre, museo M9;
- 19 novembre, Torino, Circolo dei lettori;
- 20 novembre, Milano, Castello Sforzesco, evento BookCity.
 
Aggiornamento del 21 novembre 2021 - BookCity, Amitav Ghosh presenta la sua favola ambientalista: "I cambiamenti climatici sono una violenza", Annarita Briganti, La Repubblica: '"La cosa sconvolgente dell'avidità è che un tempo era considerata negativamente, ma da un certo punto in poi è diventata un 'valore'. Il sistema la glorifica, le élite al potere in tutto il mondo la pensano così. (...) Non si può più nascondere la realtà: i cambiamenti climatici sono una guerra, una violenza. Chi è tra i meno fortunati subisce perdite e deve affrontare situazioni difficili, come in una guerra. Una emergenza che non risale, come dicono gli esperti, alla rivoluzione industriale, ma bisogna andare ancora più indietro, fino al XVII secolo, al colonialismo, alla violenza coloniale. (...) Non c'è solo Greta. Lei rappresenta l'idea del bambino redentore che viene a redimere gli adulti dai loro peccati".' 

Aggiornamento dell'11 luglio 2022: intervista video concessa da Ghosh a Rai Cultura nel novembre 2021.


BookCity 2021

16 aprile 2020

Amitav Ghosh: "E adesso in India sprechiamo come qui da voi"

Vi segnalo l'intervista concessa da Amitav Ghosh a Edoardo Vigna, pubblicata dal Corriere della Sera il 30 marzo 2020. Amitav Ghosh: «E adesso in India sprechiamo come qui da voi»:

'Ora l’acqua alta non c’è più, e nessuno sembra interessato al problema per trovare una soluzione strutturale. Passata l’ansia, ci si gira dall’altra parte... Forse è umano, ed è un po’ ciò che succede con la crisi climatica. (...) Venezia, in particolare, dovrà accettare di convivere con l’acqua alta e le sue drammatiche conseguenze a lungo termine?
«Non è vero che nessuno parla dell’acqua alta, qui a Venezia. L’altra sera ero a cena in una trattoria, nel sestriere del Castello, e il proprietario mi ha portato a vedere fin dove è arrivata l’acqua a novembre. Per lui, e per tanti altri, è stata una catastrofe, anche dal punto di vista economico. Ma Venezia purtroppo, rappresenta in modo più ampio ciò che chiamo il “derangement”, lo sconvolgimento, il disordine del nostro tempo».

Cosa intende?
«Tutti sappiamo che questa città è una delle vittime potenziali del riscaldamento globale, se non riusciremo a fermarlo. Allo stesso tempo Venezia attira e vuole sempre più turisti, che rappresentano business e lavoro, e permette a gigantesche navi da crociera di arrivare fin nel cuore della città - cosa che considero terrificante per i danni che provoca alla laguna e all’intero ecosistema. Tutto ciò per me va al di là dell’immaginazione. Gli ecosistemi sono fragilissimi, e noi ormai lo sappiamo bene, eppure sembriamo non tenerne conto. Venezia cattura il “derangement” del nostro tempo anche in questo senso. Stavo poi passeggiando vicino alla basilica di Santa Maria della Salute, che è di fatto il più grande memoriale di una catastrofe che esista al mondo...».

Un ex voto alla Madonna eretto nel Seicento dai veneziani per la liberazione dalla peste che aveva decimato la popolazione nel 1630-31...
«Esatto. E pensavo: nessuno mai ha ipotizzato un ex voto contro l’acqua alta. Non siamo neppure capaci di realizzare quale tipo di disastro sta avvenendo al pianeta e a tutti noi. E una delle ragioni per cui accade è che nessuno può attribuirlo a un’entità superiore esterna a noi, a una astratta “Natura”. Siamo noi che lo stiamo causando, noi che lo stiamo facendo a noi stessi».

Lei ha scritto che gli alberi, come altri esseri non umani, parlano. Se la Terra potesse farlo, cosa ci direbbe? (...)
«La Terra ci sta già parlando, e in modo chiaro. Non è solo l’acqua alta, penso agli uragani, ai tornado... Voi dovreste saperlo più di altri. L’Italia è uno dei Paesi più colpiti al mondo dalla crisi climatica. Il vostro ecosistema è estremamente fragile. Guardi la Sicilia: uno degli effetti dei ribaltamenti climatici è che il deserto del Sahara si sta espandendo verso Nord, e forme di siccità colpiscono la vostra isola. L’acqua manca ormai anche nelle città, in più momenti durante la settimana. Ma nessuno ne parla: forse la Sicilia e i suoi problemi sono finiti ai margini del discorso pubblico italiano ed europeo. (...) È avvenuto di nuovo nel 2018 e nel 2019. Penso ai recenti incendi in Australia. In Italia è accaduto lo stesso: sono stato da poco in Puglia, a Lecce ho visto la distruzione degli ulivi per la Xylella. So che non è effetto diretto del climate change, ma in realtà c’è un collegamento. (...) Con l’Illuminismo abbiamo cominciato a pensare alle risorse del pianeta come a cose che usiamo e controlliamo. Oggi è chiaro che non controlliamo noi i combustibili fossili, sono loro che ci controllano: così profondamente connessi con la nostra vita ci manipolano. Nella storia, nella mitologia greca come in quella indiana, l’umanità ha sempre temuto il “drago sotto terra”: ecco cosa sono gli idrocarburi. E quando si sveglia il drago... Da questo deriva il caos in cui ci troviamo».

Lei ha distinto un approccio alle catastrofi climatiche “occidentale” e uno “orientale”.
«Sì, all’inizio del secolo scorso, c’era una differenza sostanziale nell’uso delle risorse naturali, nella gestione dell’economia, nel modo di affrontare i cataclismi. Un esempio per tutti: Gandhi si opponeva strenuamente all’economia industriale. Ma oggi quella distinzione non c’è più. Chi va in India, in Cina o in Estremo Oriente vede l’assoluta convergenza verso il consumismo e lo sfruttamento delle risorse come sono concepiti in Occidente. Il vostro pensiero è dominante in ogni senso. Questo è ciò che più di ogni cosa mi disturba».

In concreto cosa significa?
«Quando ero un bambino, a Calcutta, mi è stato insegnato a non sprecare mai niente. Non potevo uscire da una stanza senza spegnere la luce o il ventilatore. Mai. Sarei stato punito! Era una cosa davvero importante. Ora non c’è niente più di questo. È tutto finito. Gli indiani sprecano proprio come fate voi in Occidente. Elettricità, acqua... tutto. Mi ricordo la prima volta che sono andato in America, 33 anni fa, vedevo tutte quelle macchine per strada, ognuna con una sola persona dentro. Allora, in India era impensabile: in ogni auto c’erano almeno tre, quattro persone! (...) Ingenuamente pensavo: l’India non sarà mai così! Ma se va in qualsiasi città indiana vedrà che sono diventate come quelle americane».

Cosa è accaduto?
«Di base, con la caduta del Muro di Berlino, c’è stato il trionfo del neoliberalismo. E l’ideologia ha pervaso e convertito tutto e tutti. Ha conquistato le menti. Mi correggo: in India come in Cina c’è una parte della popolazione, contadini e fattori, coloro che hanno a che fare con la terra, che ancora hanno un approccio diverso al mondo, e questo vale anche in Italia e altrove. Sono le élites globali che la pensano diversamente. “Il popolo di Davos”. (...) Sono stato invitato a Davos due volte, una quindicina d’anni fa. Ci sono andato soprattutto per curiosità. Mi sono reso conto che le élites del mondo vanno davvero lì per dare un’occhiata nel futuro, cercare di capire i problemi, e stringere mani, perpetuando il proprio ruolo di élite. Ma lì ho capito che davvero non comprendono la vera portata di questo problema. Lo dissi, la seconda volta che ci andai. Non mi invitarono più... (...) La gente che va lì, i supermanager, i tycoon, i primi ministri, hanno una e una sola religione: la “crescita. Non conoscono nulla all’infuori di questa».

E non esiste nessuna possibilità di mettere insieme “crescita” e “ambiente”? (...)
«Ci sono stati molti tentativi di costruire una “crescita green”, ma nessuno mi sembra convincente. L’idea della “decrescita” è più facile da rendere compatibile, ma non vedo come i politici possano prenderla in considerazione. (...) In India come in Italia, un politico che si presentasse a dire: abbiamo avuto tanto, ora accontentiamoci per il bene del Pianeta, verrebbe bocciato». (...)

In fondo, se è già difficile portare i temi ambientali anche solo al cuore della letteratura...
«Molti scrittori l’hanno fatto. Il vero problema è che i loro lavori non vengono considerati come letteratura. Vengono bollati come fantascienza, come un genere a parte, mai come narrativa seria».

Lei perché ha deciso di farlo?
«Non avevo un piano... Il libro è partito come di solito fanno i libri. Ho attinto a tante cose che non avevo mai considerato, la storia è arrivata».'

14 novembre 2019

Amitav Ghosh: L'Isola dei fucili

L'Isola dei fucili è il nuovo romanzo di Amitav Ghosh, ambientato in parte a Venezia, pubblicato da Neri Pozza Editore. Lo scrittore in questi giorni è in Italia per la promozione del libro e per partecipare ad alcuni eventi dedicati al tema del cambiamento climatico. Stamattina Ghosh era a Lecce, domani sarà a Napoli, sabato a Verona e a Montecchio Maggiore (Vicenza), domenica a Milano ospite di BookCity 2019, lunedì a Torino. 
Vi segnalo l'intervista concessa dallo scrittore ad Alessia Rastelli, pubblicata ieri dal Corriere della Sera. Venezia, parla Amitav Ghosh: «Dal cuore dell’umanità un messaggio per tutti»:

'«Quello che sta accadendo a Venezia è un messaggio che arriva dal cuore del mondo. Venezia è stata centrale nella storia globale, la porta tra Oriente e Occidente, tra Nord e Sud. Da lì si leva oggi sul resto del pianeta un avvertimento per il futuro». (...)
Che effetto le fa vedere Venezia davvero sommersa?
«Sono sconvolto. Conosco la città da quarant’anni e la amo molto. Nel 2015 ci ho anche vissuto: ero stato invitato dall’Università Ca’ Foscari. Quanto è successo era del tutto prevedibile, ma è avvenuto in modo molto più veloce di quanto potessimo immaginare: pensavamo che il cambiamento climatico avrebbe avuto un impatto sul mondo fra 15-20 anni, invece incombe già su di noi. Quello che perciò mi sciocca della marea record a Venezia è che diventerà sempre più “normale” per la città. Ora l’Italia si sta davvero confrontando con l’emergenza climatica: è qui tra noi e bisogna farci i conti».
Che cosa bisogna fare?
«Nel breve termine è necessario creare protezioni per difendersi dall’acqua, oppure dal fuoco: anche gli incendi sono un’emergenza in alcuni luoghi del mondo. Ne L’isola dei fucili parlo pure di Los Angeles in fiamme, ma non perché io sia un profeta: lo ripeto, sono fenomeni prevedibili. Quanto alle misure immediate, nel caso di Venezia penso ad esempio a barriere intorno alla basilica di San Marco che impediscano all’acqua di entrare».
E sul lungo termine?
«L’azione più importante è ridurre le emissioni di anidride carbonica. Sulla lotta al cambiamento climatico serve una strategia: a questo punto la questione è già provare a ritardarlo o, almeno, a prevenirne gli effetti peggiori».
Le immagini di Venezia allagata che fanno il giro del mondo, dopo quelle dell’Amazzonia in fiamme, avranno l’effetto di una chiamata all’azione?
«Ovviamente lo spero. Ma per quanto riguarda l’Italia credo che la consapevolezza del problema ci sia da qualche tempo, basti pensare alle alluvioni di Genova. Questo Paese è già, in vari modi, in prima linea sul fronte della crisi ambientale, non fosse altro per i chilometri di costa che senza dubbio lo espongono. Qualche passo si sta già facendo: mi sembra una buona idea quella di inserire nei programmi scolastici l’emergenza climatica».
Serve un maggiore coinvolgimento dell’Europa?
«Sì, assolutamente. Ma l’Italia è sempre stata un laboratorio di cambiamento, a volte nel bene, a volte nel male. Il suo impatto nel mondo è maggiore di quanto ci si potrebbe aspettare in base al numero degli abitanti. Certo, al momento non c’è un partito verde che emerga con forza come in altri Paesi, ma non è detto che non possa accadere. E poi potete contare su una voce potente, che può fare la differenza: quella di Papa Francesco».'

Verona
Verona
Milano
Torino

7 marzo 2012

Bollywood contro le multinazionali finto ecologiste

Vi segnalo l'articolo Bollywood contro le multinazionali finto ecologiste, di Marta Serafini, pubblicato ieri dal Corriere della Sera:
'Il greenwashing non ha davvero confini. E accade che anche le star di Bollywood cadano nella rete, diventando testimonial di aziende che si spacciano come verdi, ma che in realtà hanno ben poco a cuore l’ambiente. Come riferisce la ong Survival, il regista Shyam Benegal e la star cinematografica Gul Panag si sono ritirati da un concorso cinematografico ideato per testimoniare la «felicità» creata dal gigante minerario Vedanta Resources. E per l’azienda britannica, impegnata a cercare di recuperare la credibilità internazionale perduta negli ultimi anni, il tentativo di promozione si è trasformato in un autentico autogol.
Obiettivo della competizione era raccontare la «felicità» che Vedanta porta alle comunità locali. Tutti i film dovevano essere girati da aspiranti cineasti, accompagnati dalla stessa Vedanta a visitare le aree in cui la compagnia opera. Peccato che la realtà raccontata dalle organizzazioni indipendenti sia completamente differente. Per sfruttare i giacimenti di bauxite presenti sulle colline di Niyamgiri, nello Stato indiano di Orissa, la compagnia avrebbe del tutto ignorato i diritti della popolazione Dongria Kondh che vive nella regione. «Siamo il popolo della montagna. Se dovessimo andar via, noi moriremo», spiegano i membri della comunità. Una profezia che si potrebbe avverare: la miniera a cielo aperto della Vedanta devasterebbe le foreste, i fiumi che scorrono nel territorio nonché l’identità e la cultura dei Dongria Kondh mettendo fine alla loro esistenza.
Malattie, polveri sottili, soprusi. L’immagine della Vedanta necessitava di una rispolverata. E così è stato deciso di rivolgersi alle star di Bollywood e ai filmaker per raccontare una situazione completamente diversa da quella reale, fatta di scuole per i bambini, ospedali per la popolazione e medicine distribuite gratuitamente. Un'abitudine di numerose multinazionali: si ricorre a eventi mediatici, presentazioni e documentari per cercare di ripulirsi la coscienza ambientale, ma soprattutto cercando di ripulire la propria immagine. E spesso il tentativo va a buon fine. Questa volta però i nodi sono venuti al pettine. Gul Panag, incoronata Miss India nel 1999, ha appreso del coinvolgimento di Vedanta attraverso i social network. «Mio dio. Ho appena ricevuto tutti i dettagli», ha scritto l’attrice su Twitter. «Non sapevo che il concorso facesse parte dalla campagna auto-celebrativa di Vedanta... Mi tiro fuori».
Secondo fonti vicine a Shyam Benegal, i cui film hanno ricevuto nomination a grandi festival internazionali come quello di Cannes, il regista si sarebbe ritirato per motivi analoghi. Anche uno dei partecipanti ha chiesto il ritiro del suo film. Il concorso fa parte di una più ampia campagna di comunicazione di Vedanta denominata Creating Happiness (Creare felicità), diretta dall’agenzia pubblicitaria internazionale Ogilvy & Mather. E arriva in un momento cruciale della vicenda. Il 9 aprile è attesa infatti la sentenza del ricorso in appello inoltrato dalla Orissa Mining Corporation Ltd contro la decisione del governo dell’India di non autorizzare attività minerarie sulle montagne di Niyamgiri'.