27 febbraio 2019

Gully Boy: recensione

[Blog] Sottoculture, musica, storie di formazione e di riscatto, sogni che si realizzano: Gully Boy, di una bellezza rara, è il film per me. Potreste obiettare: tutto già visto e sentito. Vero. Ma magari non ambientato a Mumbai e non in hindi. E comunque non riuscireste a smorzare il mio incontenibile entusiasmo, perchè l'energia che GB sprigiona è spontanea e travolgente, ed è di forza tale da spazzar via quanto già visto e sentito. Ogni fotogramma emana un'intensità neonatale. Non rappresenta qualcosa, piuttosto nasce sotto i tuoi occhi. 

26 febbraio 2019

Padi Padi Leche Manasu : Recensione


[Blog] Vaishali (Sai Pallavi) e Surya (Sharwanand) si amano e vivono una storia appagante. A un certo punto lei parte per il Nepal e il ragazzo rincontrando suo padre comincia ad avere dubbi sul futuro della sua relazione. La recensione nella sezione FILM

24 febbraio 2019

Enthiran: recensione

[Blog] Devo aver contratto un morbo sconosciuto. Ultimamente vedo solo pellicole che mi sconcertano, e forse il problema sono io. Prendiamo Enthiran. E' probabile che sia il primo film indiano di fantascienza dell'era dell'effetto speciale spinto. In lingua tamil, interpretato dalla supersuperstar Rajinikanth e dalla donna più bella del mondo, Aishwarya Rai, diretto da S. Shankar, costato un botto, mi ha divertito moltissimo e mi ha annoiato moltissimo. Sto interrogando le due differenti personalità che evidentemente albergano nel mio cranio per chiarire la cosa. Ore angosciose mi attendono.

20 febbraio 2019

PK: recensione

[Blog] Con questo film non mi raccapezzo. Cambio idea ogni due minuti. E' geniale? Una cazzata colossale? Boh. Sono (credo) sicura solo di un paio di cose: l'ho trovato troppo lungo per la storia che narra; il personaggio di PK mi ha molto divertito. Per il resto oscillo come un pendolo. Mi è difficile scrivere una recensione o esprimere una valutazione riassuntiva. Provo a sezionarlo, ma devo prima azzerare decenni di letture di romanzi di fantascienza (dimenticarmi, ad esempio, di Straniero in terra straniera, o di un capolavoro come L'uomo che cadde sulla Terra), e considerarlo una favola per adulti. 

19 febbraio 2019

Dilwale: recensione

[Blog] Il fiore all'occhiello del film è la presenza nel cast della coppia più scintillante del cinema indiano, quindi, in tal senso, le mie aspettative erano altissime. Come al solito, l'elettricità che Kajol e Shah Rukh Khan condividono sullo schermo mi ubriaca e ottenebra la mia capacità di giudizio. Rimarrei deliziata (e tramortita) anche se si limitassero a fare gli alberi per tre ore consecutive. Penso con tristezza che forse passeranno degli anni prima che vengano scritturati in un nuovo progetto. Penso con terrore che forse non lavoreranno più insieme (cosa vivo per fare, allora?). Perciò Dilwale mi è prezioso e ringrazio quel matto scriteriato di Shetty.

14 febbraio 2019

Rakht Charitra I/II: recensione

[Blog] Una storia estremamente tragica, estremamente violenta, ambientata in una città dell'Andhra Pradesh nella quale la brutalità e i massacri sembrano, agli sventurati abitanti che la popolano, l'unica realtà possibile. Non c'è nemmeno rassegnazione, solo un'anestetizzata indifferenza dettata dall'abitudine e dall'assuefazione. Milizie armate private ovunque. Forze dell'ordine impotenti quando non conniventi. Politici corrotti e disumanizzati. Discriminazioni castali. Giustizia e ordine sociale inesistenti. Un mondo primitivo intriso di ferocia, vendetta, sangue, morte. Privo di redenzione. Un film dell'orrore innestato nel quotidiano. Nessuno è innocente. Le vittime non perdono tempo a riciclarsi in carnefici, col plauso dei familiari. Le donne e i bambini non battono ciglio. Ram Gopal Varma, narrando le vicende curiosamente simili di Ravi e di Surya, sostiene che chiunque, spinto dalle circostanze, può trasformarsi in un assassino. Non esiste un limite fra vendetta personale e sterminio indiscriminato, perchè lo si valica agilmente quando il dolore viene compenetrato da un groviglio incendiario di orgoglio, odio e sete di potere.

10 febbraio 2019

Dhoom 3: recensione

[Blog] Dhoom 3 mi ha alquanto deluso. Spiace per Vijay Krishna Acharya, il cui primo titolo da regista, Tashan, è a mio parere un ottimo esempio di film demenziale, purtroppo sottostimato. Vijay ha anche redatto la magnifica sceneggiatura di Dhoom 2 (in piedi, per favore). Le aspettative erano dunque altissime. Ma ho trovato questa pellicola sconfortante. Il soggetto non mi ha del tutto convinto. La sceneggiatura (sempre di Acharya) è insoddisfacente. Le implausibilità non si contano. La narrazione zoppica. Il primo tempo mi ha annoiato a morte. I personaggi sono freddi, con l'eccezione di Samar. I dialoghi molesti. La regia spenta. D3 è in larga parte ripetitivo, poco avvincente, poco emozionante. E manca di ironia.

6 febbraio 2019

Umrao Jaan: recensione

[Blog] Umrao Jaan è un adattamento cinematografico dell'opera in lingua urdu Umrao Jaan Ada (1899) di Mirza Hadi Ruswa. La fonte, in un certo senso, pesa. I dialoghi sono molto letterari, la recitazione un po' troppo teatrale. Il romanzo avrà forse fatto scalpore al tempo della pubblicazione, ma la narrazione in questa pellicola è talmente lenta e soporifera, il messaggio talmente diluito (in 3 abbondanti, interminabili ore di durata), che ti dimentichi di cosa parla il film mentre lo stai guardando. Ed è un peccato, perchè nel cinema hindi le storie al femminile sono poco comuni.

2 febbraio 2019

Talaash: recensione

[Blog] Il noir è un genere poco esplorato in India. Figuriamoci un noir scritto e diretto da donne. La storia è ben concepita. La sceneggiatura splendidamente stratificata. Difficile distinguere trama e sottotrame. Ma poi: è proprio (solo) un noir? Talaash mescola sapientemente noir, thriller, paranormale, sentimenti ed emozioni. Sì, un noir dall'ambientazione notturna e dai chiaroscuri psicologici. Mumbai è ammaliante. I personaggi incantano. Sì, un thriller un po' inconsueto intrecciato al paranormale. Sì, un paranormale che è anche un tributo intelligente e innamorato ad una maestosa pellicola di produzione internazionale (che non specifico per evitare spoiler). Un paranormale che esonda dal thriller sino a rivoltare come un guanto il vissuto dei protagonisti. Il tutto innestato su una corrente sotterranea di afflizione senza scampo. I personaggi convivono con un dolore torturante, un macigno infrantumabile abbarbicato alla schiena. Impossibile non provare empatia. Talaash è un film difficile da affrontare per l'angoscia che provoca.