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14 maggio 2024

Tabu in Dune: Prophecy

Tabu è stata scritturata dalla produzione della serie fantascientifica americana Dune: Prophecy, la cui diffusione è prevista entro la fine del 2024. All'attrice indiana è stato affidato il ruolo di Sister Francesca. La serie si ispira al romanzo Sisterhood of Dune, di Brian Herbert (figlio di Frank, l'autore del celeberrimo Dune) e Kevin J. Anderson. 

10 settembre 2019

Woh

Vi segnalo l'articolo How two men pulled off a 52-episode Indian adaptation of Stephen King's It... without reading a single page, di Gayle Sequeira, pubblicato oggi da Film Companion. Il pezzo racconta l'incredibile realizzazione di Woh, una serie televisiva indiana horror diretta da Glen Barretto e Ankush Mohla, trasmessa nel 1998 dal canale Zee TV, ispirata dalla seconda parte del celebre romanzo It - o meglio, dalla sinossi di dieci righe - e dalle due puntate della miniserie americana omonima. Né i registi né gli sceneggiatori hanno mai letto il libro. Nel cast Ashutosh Gowariker, Shreyas Talpade e Liliput Faruqui (nel ruolo del clown). L'articolo include il link ad un paio di episodi.

'Fresh off the shoot of Akele Hum Akele Tum (1995), on which he [Mohla] was an assistant director, he wanted to bring that "small-town, college campus" wibe to Woh. He asked Barretto, a chief assistant director he'd met as an apprentice on Jo Jeeta Wohi Sikandar (1992), to help him adapt the book into a series. (...)
His [di Barretto] next task was 'Indianizing' the show. He moved the setting from Derry, Maine, to the hill station of Panchgani, linked the resurgence of the clown to a solar eclipse (considered inauspicious in Hindu mythology) and wrote it such that the evil could only be defeated by a crystal found inside the well of a local temple.
In 1996, the two shot a 40-minute pilot at Madh Island "just for fun". They were in their 20s. (...) As he [Barretto] had assisted Gowariker on Pehla Nasha (1993) and Baazi (1995), convincing the director to play the part of Ashutosh, whose son is kidnapped (and later possessed) by the clown, was easy.
What's harder was finding takers for the show. (...) Sony passed on the pilot. Doordarshan picked it up but gave the show the 6.30 PM 'child programming' slot on seeing the clown. Baffled, Mohla and Barretto decided to turn down the offer. (...) Zee TV was interested in the show. " We got to know this in November 1997. Janyuary 1998 was supposed to be the telecast date. Everything moved quickly after that," says Mohla.
The title track happened overnight. Mohla and composer Raju Singh holed themselves up inside a room and listened to English electronic band Prodigy from 11 PM to 5 AM. They emerged with an eerie, childlike 'na na na na' tune. The voices chanting 'woh woh woh woh' over what sounds like a sick turntable beat are theirs. The resulting opening credits were a spooky, seemingly Se7en-inspired montage, featuring shots of a bloodied knife, scorpions, barbed wire, tribal masks and a mud crab (to represent Madh Island, where parts of the show were shot). (...)
As neither writer had read the book, they borrowed much of their characters' personalities from the actors playing them. (...) Mohla himself, who had what Barretto calls a "James Dean vibe" played Shiva, a local don. (...) As most of the cast were friends, dialogues were born out of their banter. Scenes and subplots were written, rewritten, added or subtracted to accomodate actors who had become more popular over the course of the show and were now busy with other projects. (...)
Liliput's own life experiences heavily influenced the ending. He told Mohla and Barretto anecdotes of being publicly laughed at and discriminated against because of his stature. His move to Mumbai and success as an actor despite these obstacles made them determined to give the character a great sendoff in the finale. The actor would later say this show was one of the few times he wasn't relegated to just the comic relief'.

14 ottobre 2015

Gregory David Roberts: L'ombra della montagna

Finalmente un'ottima notizia: a partire dal 3 dicembre 2015, Neri Pozza Editore distribuirà nelle librerie italiane L'ombra della montagna, di Gregory David Roberts. Il volume è il seguito del celebre romanzo del 2003 Shantaram. Tutte le edizioni nel mondo utilizzeranno la stessa copertina, un simbolo della tradizione hindu legato al culto della dea Kali.

30 agosto 2015

The Hundred-Foot Journey: locandina e trailer italiani

[Archivio] Il 9 ottobre 2014 era stata distribuita in Italia la pellicola internazionale The Hundred-Foot Journey, diretta da Lasse Hallström, adattamento cinematografico del romanzo omonimo di Richard C. Morais. Il film, prodotto da Steven Spielberg e Oprah Winfrey, è interpretato da Om Puri e Helen Mirren. Juhi Chawla regala un cameo. La colonna sonora è composta da A.R. Rahman. Il titolo italiano è Amore cucina e curry. Trailer. Il DVD è attualmente in vendita nei negozi del nostro Paese. Il romanzo tradotto è pubblicato da Neri Pozza Editore.

7 aprile 2013

Incroci di Civiltà 2013

La sesta edizione del festival letterario internazionale Incroci di Civiltà si svolgerà a Venezia dal 10 al 13 aprile 2013. Amitav Ghosh interverrà in chiusura, il 13 aprile, a partire dalle ore 18.00, al Teatro Goldoni, accompagnato dalla traduttrice Anna Nadotti. Vi segnalo l'intervista concessa da Ghosh a Goffredo Fofi, pubblicata oggi da Il Sole 24 Ore. India e Italia popoli antifragili:

'Nell'arco di tre decenni, Amitav Ghosh si è affermato come il maggior scrittore indiano di lingua inglese della sua generazione, peraltro ricca di nomi importanti, perché ha saputo coniugare nella letteratura - nel romanzo - istanze che molte ideologie critiche contemporanee dicevano superate: l'ambizione a creare storie ampie e articolate con personaggi e vicende che esprimessero le contraddizioni del nostro tempo, sia quando si riferivano a un preciso passato (le radici del presente), sia quando si soffermavano su un oggi tutto da interpretare, sia quando recuperavano canoni antichi di fiaba e di avventura. Amitav Ghosh, ormai uno squisito signore di mezza età che ricordiamo giovanissimo ai suoi primi passaggi italiani, quando venne scoperto e lanciato da Garzanti sulla scia del successo dei romanzi di Rushdie, è ospite della città di Venezia per il festival «Incroci di civiltà» e ha gentilmente risposto alle domande che gli ho posto, la prima delle quali riguardava proprio questo soggiorno. «Sono coinvolto in un progetto che riguarda il Ghetto veneziano e il suo ruolo nella storia delle relazioni interculturali - ha risposto - è un progetto in fieri, al quale cercherò di dare un contributo sul quale sto ancora meditando».

La mia curiosità sui suoi modelli letterari, sia indiani che occidentali, è da sempre molto grande, ed è cresciuta con la lettura dei primi due volumi della «trilogia dell'ibis», o «dell'oppio», edita in Italia da Neri Pozza. Ghosh si presta gentilmente a ricostruire il suo percorso vocazionale anche se, dice, «è difficile rispondere a una domanda su modelli e influenze» perché per lui «la scrittura è iniziata con la lettura», spiega. «Sono un avido lettore fin dall'infanzia, quando leggevo sia in inglese sia in bengalese. In seguito ho letto anche in altre lingue. Come scrittore, sono una sorta di "gazza ladra". Ho avuto la grande e singolare fortuna di essere stato esposto a molte diverse tradizioni e forme di scrittura, che mi hanno tutte influenzato in un modo o nell'altro». 
Ma perché - cosa inusuale se non tra scrittori spesso dozzinali - tanto interesse per il «romanzo storico»? «Molti dei romanzieri che ammiro hanno scritto romanzi storici. Sono sempre stato affascinato dalla storia - anche quando ero bambino. Lo scrittore bengalese che mi piaceva di più era Sharadindu Bandyopadhyay, un autore di romanzi storici le cui storie vertevano su un ragazzo di nome Sadashib - oggi la chiameremmo narrativa "young-adult". Amavo leggere anche Walter Scott quando ero adolescente. A scuola passavo ore immerso nella lettura di Scott. Ma la cosa interessante è che anche Sharadindu Bandyopadhyay leggeva Walter Scott, quindi non è che le due tradizioni possano essere separate in modo rigoroso. Analogamente, è evidente che Scott era a sua volta influenzato dai romanzi medievali e dai racconti di cavalleria, molti dei quali debitori delle tradizioni narrative asiatiche (Scott di fatto rivisita alcuni famosi racconti arabi su Saladino). Ancora una volta siamo di fronte a un gioco di intrecci - un gioco che nell'opera di scrittori moderni come Borges e Calvino diventa esplicito. Per tutte queste ragioni mi è quasi impossibile parlare di modelli e influenze, che cambiano di libro in libro, di capitolo in capitolo, di pagina in pagina. Mentre scrivevo il mio ultimo libro, Il fiume dell'oppio, il romanzo che mi ha ispirato di più è stato Zayni Barakat. I misteri del Cairo di Gamal al-Ghitani. Parla del Cairo nel Diciottesimo secolo, e ciò che lo rende interessante è l'uso di editti e proclami, la voce ufficiale della storia per così dire. L'uso che ne fa l'autore mi ha conquistato e mentre scrivevo era una delle cose che avevo in mente».

Tra i temi che sembrano stare più a cuore a Ghosh ci sono il recupero di un rapporto con la natura, oltre la violenza che la modernità le ha riservato, e di una dimensione comunitaria dell'esistenza umana, due modi, infine, di esprimere una critica del potere. E tutto questo ha un evidente rapporto con un altro tema che sembra star molto a cuore al nostro scrittore, quello del rapporto tra i fini e i mezzi, dei mezzi che si staccano dai fini, e si rendono autonomi - non è un discorso nuovo. Ma come è possibile oggi per la letteratura riconquistare il terreno di una riflessione etica e filosofica e tornare a parlare dei dilemmi fondamentali dell'esistenza e del dovere di «non accettazione» del mondo così com'è, o di come il potere dell'economia e della tecnologia - che hanno nei suoi romanzi sfondi necessariamente "imperiali" - vorrebbero che fosse? 
Ghosh non si spaventa per questa domanda eccessivamente impegnativa, ma preferisce riportare il discorso sul terreno più specifico della storia. E del romanzo storico. «L'imperialismo - dice -, è stato certamente la realtà politica dominante dell'India del diciannovesimo secolo, ed è impossibile schivarlo in qualsiasi opera ambientata in quel periodo. Sarebbe come scrivere della Venezia medievale senza citare le Crociate. Ma è importante ricordare che l'imperialismo è stato solo uno degli aspetti della realtà indiana: nello stesso momento le persone vivevano, ridevano, amavano, come le persone fanno ovunque e in qualsiasi circostanza politica. Quando rivolgo lo sguardo a quel secolo, a colpirmi è la resilienza, la resistenza, la volontà di cambiamento e la determinazione di imparare. Come i lettori hanno potuto constatare, ci sono tantissime storie che si dipanano simultaneamente in libri come Mare di papaveri e Il fiume dell'oppio che è impossibile imporre un'unica interpretazione a questo viaggio collettivo. Ma riconoscere che il passato è complicato non significa voltargli le spalle, o per vergogna o per desiderio di guardare avanti. Una delle ragioni è che il colonialismo non appartiene al passato, anche nel subcontinente indiano. Il Pakistan, ad esempio, è in una situazione in cui una forma di ricolonizzazione è una possibilità concreta. L'attuale incarnazione dell'Impero è straordinariamente simile a quella antica, con le sue isole prigioni, la sua vasta rete di carceri, e soprattutto l'instancabile sbandieramento delle sue buone intenzioni».'